Hanno detto di noi

 

 

 

 

UN MUSEO A ROMA PER DE CHIRICO

 

Mario Ursino, Conferenza su de Chirico alla GNAM (2005)

(News-Art) Abbiamo rivolto qualche domanda a Mario Ursino, grande studioso e conoscitore di Giorgio de Chirico, in merito a una sua importante iniziativa legata all’imponente nucleo di opere che costituisce il lascito che Isabella Far, vedova del maestro, donò nel 1990 alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, da lei stessa istituita nel 1986. Solo una piccola parte di tale nucleo preziosissimo, infatti, è oggi visitabile nella casa-museo di Giorgio de Chirico, adue passi da Piazza di Spagna (l’unico spazio espositivo a disposizione della Fondazione, tanto bello e suggestivo quanto limitato nella sua superficie), mentre la gran parte del lascito giace oggi all’interno di depositi, inevitabilmente sottratto alla pubblica conoscenza e ammirazione.

D. Parlaci di questa tua iniziativa per Giorgio de Chirico, autore che hai studiato tutta la vita.

R. Si tratta di un’azione che non nasce occasionalmente ma deriva dalla mia profonda convinzione della necessità che a Roma esista un Museo monografico dedicato a Giorgio de Chirico, nel quale trovino adeguata collocazione tutte le opere lasciate nel 1990dalla moglie del maestro, Isabella Far, alla Fondazione che porta i loro nomi, da lei stessa istituita pochi anni prima. Le opere sono più di 500 e attualmente sono conservate all’interno di un caveau di sicurezza a cura della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. La Fondazione ha fatto e fa grandi sforzi per tenere aperta la casa-museo così come l’ha lasciata il maestro: ma lo spazio di cui essa dispone consente di esporre poco meno di un decimo dell’intero patrimonio che i coniugi De Chirico le hanno affidato.

D. C’è un criterio col quale sono state selezionate le opere in esposizione permanente presso la casa-museo? Si tratta della loro collocazione originale al momento della morte di Isabella Far?

R. Le opere attualmente esposte sono in buona parte quelle che risultavano già alle pareti della casa del maestro, giacché, nei limiti del possibile, siè cercato di lasciare integro l’ambiente dove vivevano i De Chirico. La Fondazione non ha però la possibilità materiale di presentare la restante porzione del lascito, così da poter costituire quel vero museo integralmente dedicato a De Chirico, come reclamerebbe la consistenza e l’importanza delle opere donate (che conosco molto bene avendole inventariate una ad una quando ero funzionario della Galleria Nazionale di Arte Moderna). Si tratta di un nucleo fondamentale, in cui sono rappresentati tutti i periodi creativi del maestro fra gli anni ’20 e gli anni ’70 del  Novecento e tutti i generi ai quali egli si è dedicato. Di particolare rilievo il blocco della cosiddetta pittura neo-metafisica, che De Chirico reinventò a partire dal 1968 praticandola fino al 1978, anno della sua scomparsa. Si tratta, a mio avviso, di una fetta del suo catalogo ancora troppo poco nota e valorizzata, nonostante la mostra che nel 1995 organizzammo a San Marino con MaurizioCalvesi completamente dedicata alla produzione neo-metafisica: ed è proprio la scarsa conoscenza che si ha di essa la prima causa dell’inadeguata considerazione di cui gode attualmente presso gli storici dell’arte. In definitiva, esiste un’obiettiva esigenza di valorizzazione, di conservazione e di promozione di questo blocco di opere nell’ambito dello studio e della sempre migliore conoscenza e comprensione del lavoro del maestro. A tale scopo ho voluto fondare un’associazione, nata il 31 gennaio 2013 a Roma presso la studio legale dell’avvocato Laura Cappello,
raccogliendo storici e critici d’arte, architetti, collezionisti e operatori di tutti i settori del mondo dell’arte che si sono mostrati sensibili alla questione che intendevo sollevare: costituire a Roma un grande museo dedicato a De Chirico con tutte le opere di proprietà della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico che non possono essere esposte negli spazi della casa-museo.

D. Qual è l’obiettivo concreto che ti prefiggi attraverso la tua azione?


R. Innanzitutto voglio ribadire che questa associazione non ha alcuno scopo di lucro e vuole costituire una sorta di manifesto culturale di intellettuali e studiosi, il cui obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni che potrebbero essere in grado di realizzare, o contribuire a realizzare, il fine che abbiamo individuato. In concreto, si tratta di coinvolgere il Comune di Roma per ottenere l’affidamento di uno dei tanti edifici  abbandonati di sua proprietà situato nel centro storico (che avremmo già individuato), dopodiché trovare uno o più grandi sponsor interessati ad associare il proprio marchio a un museo interamente dedicato a questo grande maestro, che è certamente il nome più internazionale, e anzi universale, dell’arte italiana del XX secolo, quello che in tutto il mondo suscita il maggiore interesse presso gli studiosi, i collezionisti e il grande pubblico.

D. Sarebbe decisamente auspicabile (sebbene tutt’altro che scontato) trovare nella politica un interlocutore capace di cogliere il significato di questa proposta in tutte le sue implicazioni culturali e le potenzialità di ritorno d’immagine e magari anche economiche, se pensiamo a quello che rappresenta, per fare un solo esempio, il Museo Picasso in una città come Parigi, certo non povera quanto a offerta artistica e museale.

R. Solo in Europa Picasso può vantare 7 musei a lui dedicati, e De Chirico può essere paragonato a Picasso per la qualità e l’importanza storica della sua produzione. Quanto alla reattività della politica, devo dire che io per indole sono abbastanza pessimista, ma in questo caso sono fiducioso nella bontà dell’iniziativa e nelle energie di tutti coloro che credono in questo progetto.

D. Puoi descriverci brevemente il contenuto di questo ingentissimo nucleo attualmente inaccessibile al pubblico, che conosci probabilmente come nessun altro?

R. Tutto il patrimonio consiste di oltre 300 dipinti, una sessantina di sculture, molti disegni e incisioni. Ci sono poi le terrecotte realizzate dal maestro negli anni ’40. Praticamente tutto De Chirico vi si trova adeguatamente rappresentato, purtroppo con l’unica, grave eccezione degli anni ’10, il periodo metafisico: ma, sotto questo profilo, la presenza di un grande Museo dedicato a Giorgio de Chirico a Roma potrebbe costituire un importante incentivo per successive donazioni da parte di collezionisti privati, in grado di colmare le poche lacune che questo blocco di opere presenta. Per inciso, vorrei ricordare che Isa Far de Chirico prima di morire si rese protagonista di una generosa donazione di 24 dipinti alla Galleria Nazionale di Arte moderna, all’interno della quale spicca un capolavoro del 1911, il Ritratto della madre (fig. 5), un dipinto che si può ben dire di pura fattura metafisica; e che sempre alla GNAM si conservano anche 5 importanti disegni del periodo metafisico ferrarese, tra il 1916 e il 1917, acquistati negli anni ’80.

 La produzione di De Chirico degli anni ‘20 è invece molto ben rappresentata nel lascito della Fondazione, attraverso un gruppo di opere che documentano efficacemente il particolare ritorno al classico (che poi è essenzialmente un’operazione originale di ritrascrizione) che caratterizza quel decennio. Ci sono molti Ritratti di Isa degli anni ’20 e ‘30 (fig. 6) e ovviamente moltissimi Autoritratti, per lo più in costume (fig. 7). Poi c’è tutta la produzione degli anni ’30 che tradisce l’influenza dell’impressionismo e in particolare di Renoir, coi grandi Nudi, i Cavalli sulla spiaggia: soggetti che in De Chirico assumono una marcata connotazione onirica. Arriviamo poi alla neo-metafisica, che rappresenta una rivisitazione dei vecchi temi metafisici rielaborati con una tavolozza ben diversa, brillante e molto schiarita. E infine ci sono i dipinti che lui stesso definiva d’invenzione: i Bagni misteriosi, i Soli accesi e spenti, la Cabine misteriose, lavori di assoluto fascino che egli ha replicato anche negli anni Sessanta e Settanta, spinto dalle richieste dei collezionisti, ma sempre mantenendo una fattura di alta qualità.

D. Che tipo di partnership immagini con la casa-museo?

R. Il Prof. Paolo Picozza, Presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, si è dichiarato favorevole, ove si costituisse un museo, a concedere in comodato d’uso tutto il blocco delle opere attualmente non esposte nella casa-museo. Mi pare che in questo senso non ci dovrebbe essere nessun attrito, malinteso o contrapposizione: del resto io ho strettamente collaborato per oltre vent’anni con la Fondazione con la massima partecipazione e armonia, e dunque immagino una piena sinergia tra il futuro museo, la casa-museo, la stessa GNAM, e magari anche le altre istituzioni museali romane che possiedono opere di De Chirico, come la Galleria Comunale di arte Moderna.

D. In conclusione vorrei che ci dicessi qualcosa della tua ultima fatica di studioso: Giorgio de Chirico l’uomo, l’artista, il polemico. Guida alle interviste 1938-1978, Gangemi, Roma 2012.

R. Si può dire che questo libro sia nato negli anni in cui ero in servizio presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna, mentre ne consultavo assiduamente l’archivio bio-iconografico: fu allora che cominciai a raccogliere gli articoli più significativi e le interviste più interessanti relativi al maestro. Gli scritti che mi sono sembrati capaci di raccontare con maggiore efficacia la personalità di questo grande e bizzarro artista, per lo più poco noti o dimenticati del tutto, sono confluiti in questa raccolta, nella quale mi sono concentrato sul quarantennio che va dal 1938, quando De Chirico torna da New York, avendo ormai acquisito una certa fama internazionale, al 1978, anno della sua morte.

Mario Ursino, già Vice Soprintendente della GNAM – Galleria Nazionale di Arte Moderna e docente di Legislazione Artistica e di Storia dell’Arte contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza e presso la LUMSA, è attualmente Ispettore Onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la tutela e la vigilanza dell’arte moderna e contemporanea su tutto il territorio nazionale. Da sempre studioso di Giorgio De Chirico, ha contribuito a diffonderne la conoscenza attraverso mostre, pubblicazioni ma anche l’insegnamento e la didattica museale. Tra le numerose mostre da lui curate in Italia e all’estero ricordiamo solo l’ultima, De Chirico e il Museo (GNAM 2008-2009). Tra i suoi volumi più recenti L’effetto Metafisico (Roma 2010) e Giorgio De Chirico. L’uomo, l’artista, il polemico (Roma 2012).

Luca Bortolotti, 06/05/2013

Intervista a Mario Ursino, Presidente dell’Associazione

(Neapoli Roma) Il 31 gennaio scorso è nata a Roma l’associazione “Amici di Giorgio de Chirico”, un’iniziativa di
Mario Ursino, già vicesoprintendente GNAM e al momento ispettore onorario per l’Arte Moderna e
Contemporanea al Ministero dei Beni Culturali. Gli abbiamo rivolto alcune domande, in qualità di Presidente
dell’associazione, da lui fondata presso la sede legale dell’Avvocato Laura Cappello.
Professor Ursino, come nasce questa iniziativa?
“Nasce dall’esigenza di rendere visibile tutto il patrimonio di opere d’arte del grande maestro della metafisica
(1888-1978) attualmente conservato dalla Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico, nata nel 1986. Dopo la morte
della moglie, cioè dal 1990, tutte le opere d’arte che ammontano a 554 tra dipinti, disegni e sculture, sono state
lasciate alla fondazione; ma solo una minima parte è rimasta nella Casa –Museo-Atelier sita in Piazza di
Spagna visitabile durante poche ore del giorno. Tutto il resto del patrimonio è conservato in un caveaux alla
periferia di Roma.”
Questo patrimonio è conosciuto?
“Io personalmente lo conosco, perchè nel ’90 l’ho inventariato come funzionario della GNAM, ma in generale è
poco conosciuto. Mi sono sempre domandato se fosse possibile creare un museo che possa contenere tutte le
opere, considerando che un artista come Picasso soltanto in Europa ne ha sette, mentre a de Chirico non ne è
stato dedicato nessuno. Ho preso, allora, questa iniziativa che ha il sapore di un manifesto culturale e ho raccolto una serie di studiosi provenienti da vari ambienti come soci fondatori dell’associazione.”
Chi sono i soci fondatori?
“Sono personalità del mondo universitario, come Maurizio Calvesi, Augusta Monferini, Stefania Macioce, Marisa Volpi, Mario D’Onofrio. Architetti di fama come Paolo Portoghesi e
Giorgio Muratore, Franco Purini, giornalisti come Gabriele Simongini e vari personaggi del mondo politico, come Maria Spena, attuale Assessore alla Mobilità, Francesco Sisinni, già
Direttore Generale ai Beni Culturali ed Alberta Campitelli della Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma Capitale. Solo per citarne alcuni, ma poi ci sono anche tanti giovani
studiosi di Storia dell’Arte.”
Come intende procedere per la creazione di un museo intitolato al maestro?
“Sono convinto che solo con una convergenza tra il Comune, per il reperimento di un edificio da restaurare, ed un grosso sponsor che voglia associare il suo nome a quello di de
Chirico, si possano ottenere dei risultati concreti; sarà in ogni caso necessario il supporto finanziario e il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali. La Fondazione, dal canto suo, si è già
dimostrata disposta a dare le opere, come è stato pubblicamente dichiarato dal suo Presidente in un articolo dell’Unità di Flavia Matiitti.”
Viviana Vannucci